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lunedì 8 marzo 2010

È negro. Pestato dai Vigili.
È badante. Pestata dai Figli.
È cinese. Pestato da una Baby-gang di Italiani.
È rom. Pestata dai Politici.
È extracomunitario. Pestato dagli Europei.
È albanese. Pestata dai Clienti.
È clandestino. Pestato dai Padroni.
È donna. Pestata dal Branco.
È diverso. Pestato dai Simili.
È diversa. Pestata dai Simili.


Clementina Sandra Ammendola

Terzo Mondo

Nel terzo mondo
del cielo
vanno piccole anime
calpestate
vanno bambini
il cui dolore divora l'infanzia
e gli ubriachi del nulla
lavoratori del proprio lutto
affamati di poesia
e pane
ombre
lì si stendono
in attesa delle trombe
del giudizio

Poesia di Vera Lúcia de Oliveira tratta dal libro Il denso delle cose, Lecce, Besa Editrice, 2007

Il figlio

Gli dissero del padre
quando era già morto
lui nella grande città
e il padre a soffrire, non si fa questo a un
fratello, non si lascia fuori una persona
solo perché ha dovuto lasciare la propria casa
perdersi in una città da cani senza nessuno
non si fa questa cattiveria a un figlio che mai più
avrebbe potuto dire babbo sono arrivato sono tornato babbo


Poesia di Vera Lúcia de Oliveira tratta dal libro Il denso delle cose, Lecce, Besa Editrice, 2007

Il diritto al diverso

fino a prova contraria
non coprite il corpo di impronte
non acuite l'attesa della morte
non contaminate la vocazione alla luce
non passate il rullo compressore
sulle parole dell'anima
non decretate che non esiste
fino a prova contraria
il diritto al diverso

Poesia di Vera Lúcia de Oliveira tratta dal libro Il denso delle cose, Lecce, Besa Editrice, 2007

Rondini e ronde*


La sigla è di quelle che più anonime non si può. Ma dietro il ddl 733 B si cela una delle leggi tra le più retrive pensate dal governo Berlusconi, cinicamente detta “pacchetto sicurezza”.
Dal 2 giugno 2009, giorno della sua entrata in vigore, la clandestinità è un reato penale. Fuggire da un Paese in guerra, dalle torture, dalla fame e scegliere l’Italia come approdo porta dritti in quei lager che sono i Centri di identificazione ed espulsione. Oppure in galera.
I racconti contenuti in questa antologia sono stati scritti da autori migranti e italiani. Voci, culture, pensieri diversi levati contro una politica razzista che non può e non deve avere la meglio sul nostro futuro. Impensabile senza immigrati. E senza l’arricchimento che scaturisce dal confronto tra diverse culture.
Racconti di:
Julio Monteiro Martins, Pina Piccolo, Daniele Barbieri, Tahar Lamri, Milton Fernàndez, Mihai Mircea Butcovan, Giuseppe Calabrese, Raffaele Niro, Zhanxing Xu, Claudiléia Lemes Dias, Susanne Portmann, Helene Paraskeva, Jorge Canifa Alves, Marina Sòrina, Ismail Ademi, Leonardo Tondelli, Rosana Crispim Da Costa, Božidar Stanišić, Raphael d'abdon, Paolo Buffoni Damiani.
Prefazione di Jean-Léonard Touadi:
«Presentarsi agli altri, gentilmente; poi con un sorriso-maschera cortese ripetere due, tre volte il proprio nome e cognome, esotici perché non italiani. [...] Ci sono però immigrati che, oltre a presentarsi in modo borghese, potrebbero fare altre scelte, soprattutto come testimoni della Storia. Un giovane colombiano di nome Alvaro potrebbe presentarsi come colui che ha vissuto l’uccisione di tutti i suoi nove familiari, ed è riuscito a fuggire perché voleva vivere malgrado tutto; un kurdo di nome Jusef e sua moglie Aisha come coloro che su una zattera di gomme di auto usate sono riusciti a raggiungere l’altra sponda di un grande fiume in Iraq e a salvarsi dai loro persecutori».

* Rondini e ronde è pubblicato da Mangrovie Edizioni, una casa editrice che ospita le opere di scrittori stranieri che hanno scelto la lingua italiana per esprimersi, facendo lo sforzo di uscire da sé, dal rifugio protetto e proteggente della propria lingua madre per raccontare andando presso l'altro, innanzitutto con la lingua. Essi dunque, migrano prima di tutto tra le lingue che vuol dire anche migrare tra i mondi. Con le loro scritture che ri-creano il nostro italiano ci consegnano i mondi diversi che loro abitano.

Non c'è solo il razzismo: contro il decreto salvaliste e l'azzeramento dell'articolo 18

domenica 7 marzo 2010

La settimana che si è appena conclusa, inaugurata dalle piazze gialle del Primo Marzo e chiusa dal corteo multicolore del No Razzismo Day, avrebbe potuto essere trionfale per noi. Invece è stata "rovinata" da due provvedimenti legislativi di inaudita gravità, provvedimenti che, pur non riguardando direttamente il razzismo e le politiche di immigrazione, hanno molto a che fare con noi del Primo marzo 2010 e richiedono una nostra mobilitazione.
Parliamo del decreto salvaliste (che ha avuto una grande eco) e del disegno di legge 1167-B, approvato quasi in sordina dopo due anni di palleggi, che svuota di significato e portata l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, inaugurando una nuova stagione di accordi privati tra lavoratori e aziende.
Le due vicende ci riguardano perché rimandano alla questione più generale delle leggi e dei diritti che dovrebbero valere per tutti.
Nel nostro documento fondativo, diciamo che la violazione dei diritti rappresenta un danno e un'offesa alla società nel suo complesso e non solo un problema delle singole vittime. Per questo non ci può essere un "noi" contrapposto a "loro" quando si tratta di difendere i diritti. E per questo siamo insieme, italiani e non italiani, vecchi e nuovi cittadini, riuniti nel Primo Marzo 2010 a combattere contro il razzismo e per la giustizia sociale. Ma questa opzione deve valere anche quando la posta in gioco non è più il razzismo e i termini del discorso si invertono. Il tema della visibilità e della rappresentatività degli immigrati è ricorrente, ma troppo spesso svolto come se si trattasse di una questione di marketing (il refrain è "bisogna fare andare avanti gli stranieri per apparire più credibili" e in questa affermazione c'è un razzismo inconsapevole spaventoso). La vera visibilità e la vera rappresentatività ignorano il marketing e i posizionamenti strategici. Sono una conseguenza del coinvolgimento dei migranti nelle riflessioni e nelle problematiche che riguardano quotidianamente ogni cittadino. Oggi passano in particolare anche dalla mobilitazione contro questi provvedimenti iniqui.
Sabato, in piazza, abbiamo il dovere di esserci anche noi.

Coordinamento nazionale Primo Marzo 2010

Come si racconta il primo marzo

sabato 6 marzo 2010

Riceviamo dal Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia
e STRAVOLENTIERI pubblichiamo

Il primo marzo è stato un successo. Molti l'hanno perciò raccontato;
anche quelli che nemmeno per un momento l'avevano preso sul serio. Il
primo marzo è successo di tutto, quindi ora è un successo di tutti.
Sono successe cose bellissime. Tranne il primo sciopero diffuso su una
vasta regione di migliaia di migranti e di italiani contro lo
sfruttamento del lavoro migrante. Non è un caso che quanto è successo
a Brescia -- 50 aziende in sciopero e quindi una piazza colma di
10.000 persone -- sia stato quasi assente tanto dalle cronache
giornalistiche quanto dalle analisi politiche. Il nesso tra lo
sciopero contro lo sfruttamento del lavoro migrante e le piazze viene
semplicemente rimosso, taciuto, negato. Questo sciopero mantiene così
il marchio di fuoco di evento letterario o folkloristico che gli
avevano impresso alcuni sindacalisti di professione. Abbiamo così
imparato che lo sciopero esiste solo quando il sindacato lo dichiara,
non quando lo fanno i lavoratori. E che è incettabile che l’idea dello
sciopero sia formulata per la prima volta su Facebook. Si sa, il
Novecento è finito. Tutto è nuovo! ma con giudizio, senza esagerare…
Gli scioperi bisogna farli seriamente… Oppure non si fanno. E loro non
hanno fatto. Rimangono le piazze bellissime e colorate nella cui
grande novità tutti possono riconoscere il trionfo delle parole
d'ordine che usavano già prima. Le piazze compiono il miracolo di
essere la novità che conferma il discorso complessivo nel quale ora
ritrovano posto anche i migranti. Naturalmente insieme agli italiani,
perché evidentemente la novità più rilevante di una giornata di lotta
dei migranti è la presenza degli italiani, precari, studenti,
antirazzisti. Sembra che solo così si possa cogliere il senso più
profondo di quanto avvenuto nelle meravigliose e colorate piazze. Per
altri ancora le piazze del primo marzo sono una novità talmente
rilevante, che ora bisogna ripartire dalla manifestazione del 17
ottobre...
Noi diciamo semplicemente che le piazze del primo marzo sono state
possibili perché è stata agitata e agita la parola d'ordine dello
sciopero. La chiara e brutale espressione: sciopero degli stranieri!
ha stabilito la base su cui, chi ha preparato sul serio il primo
marzo, ha incontrato una volontà enorme – in primo luogo dei migranti
- di rifiutare ciò che avviene nell’Italia della legge Bossi-Fini, del
Pacchetto Sicurezza, del razzismo istituzionale. Le piazze devono
perciò essere lette come effetto della pratica di migranti e italiani
di sottrarsi - di dire no! - allo sfruttamento del lavoro migrante.
Dove c'è stato e dove non c'è stato, che sia stato lo sciopero nella
fabbrica, nel cantiere o nella cooperativa, che sia stato la chiusura
dei negozi o dei banchi del mercato, lo sciopero ha prodotto le
piazze. Grande o piccola, questa è una novità. Noi non sappiamo dare
un nome futuro a questa novità. Sappiamo che c’è stato un rifiuto
radicale e di massa delle gerarchie del lavoro, della produzione e
della riproduzione sociale. E’ poi certamente vero che nelle piazze
non c’erano solo quelli che avevano scioperato. Lo sciopero, tuttavia,
ha propagato l’eco di una forza; ha permesso anche a molti
antirazzisti di scendere in piazza, per una volta, non in solidarietà,
ma insieme ai migranti. Questo segna un passo in avanti rispetto al
protagonismo dai migranti che pure da anni si vede nelle piazze
italiane, e mostra il potenziale politico di questo protagonismo.
Esso, non a caso, si esprime proprio là dove pare impossibile oggi
rovesciare i rapporti di forza: il lavoro, il lavoro sicuro che sicuro
non è, il lavoro precario, il lavoro informale, il lavoro che non ci
sarà, il lavoro che non c'è...
Pubblicheremo l'elenco delle aziende che hanno scioperato in
www.lavoromigrante.splinder.com. Come si può vedere, a Brescia, a
Suzzara nel basso mantovano, a Bologna, a Reggio Emilia, a Parma, a
Trento decine di fabbriche, cantieri, cooperative di servizi si sono
fermati. A Bologna molti commercianti migranti hanno abbassato le
saracinesche. A Torino il mercato di Porta Palazzo è stato
praticamente bloccato.
Abbiamo già detto e scritto che cosa significa per noi sciopero del
lavoro migrante. Non pensiamo che i migranti siano un soggetto
monolitico, ma diciamo da anni che occupano una posizione strategica,
rilevante e decisiva, per il lavoro e la vita degli italiani e degli
europei. Perciò diciamo che la realtà e la minaccia del loro sciopero
sono state la scossa che ha messo in moto le piazze. In nome di questa
forza manifesta i migranti sono riusciti a chiamare in piazza altri
lavoratori, altri studenti, altri cittadini.

Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia
coordinamentosciopero@gmail.com
www.lavoromigrante.splinder.com