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Parte da Cassibile una nuova campagna antirazzista

sabato 20 marzo 2010

Dopo il 1° marzo a Cassibile, inizia la campagna “ Io non assumo in nero”

Dopo i terribili giorni di Rosarno e la positiva esperienza del 1° marzo a Cassibile, quest’anno vogliamo costruire una campagna di rilievo nazionale a difesa dei diritti dei migranti stagionali supersfruttati nelle campagne siracusane.
Da anni centinaia di migranti vengono a Cassibile, soprattutto durante la stagione di raccolta delle patate (aprile/giugno), per essere sfruttati in condizioni neoschiaviste da un padronato che, grazie all’evasione contributiva, ai bassi salari ed alle condizioni disumane di lavoro, si arricchisce indistrurbato grazie all’intermediazione dei caporali ed all’inefficacia, o peggio assenza, delle istituzioni preposte e dei sindacati concertativi.
Da anni a Cassibile ci si preoccupa esclusivamente di contenere la visibilità dei migranti in paese, quando tornano dal lavoro, anche se pagano (chi può, altrimenti dorme in mezzo agli alberi) esosi affitti e consumano come i locali abitanti.
Da anni si aspettano le ultime settimane per provvedere ad un’accoglienza, sempre d’emergenza, (addirittura l’anno scorso neanche quella), ma solo per poche decine di migranti “regolari”; una regolarità pretesa per offrire loro un posto letto, ma ignorata quando si tratta delle garanzie contrattuali e delle tutele sindacali. E’ drammatico che ciò si ripeta in una terra dove 42 anni fa ci furono eroiche lotte bracciantili, che riuscirono a debellare a livello nazionale le piaghe delle gabbie salariali e del caporalato.
A Cassibile come a Rosario la maggioranza dei migranti sono regolari (rifugiati, richiedenti asilo, in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno, da poco licenziati, alla ricerca di nuova occupazione), ma questa maggioranza con il passare del tempo viene spinta verso l’irregolarità (grazie a vergognose leggi razziali come la Bossi-Fini ed il recente “pacchetto sicurezza”), se non dimostra i contributi versati.
Il principio di “Uguale salario per uguale lavoro” o diventa la bussola dell’associazionismo antirazzista e del sindacalismo conflittuale o la differenziazione etnica dei salari può innescare fratricide guerre fra poveri, contrapponendo lavoratori italiani ai migranti e fra gli stessi migranti di diverse nazionalità, soprattutto in presenza dell’attuale devastante crisi economica. Rivendichiamo inoltre l’ottenimento del permesso di soggiorno per chi denuncia chi sfrutta il lavoro nero, ribaltando in senso estensivo i contenuti della direttiva europea n.52 del 18/6/’09.
Quest’anno, anche in seguito all’assemblea nazionale dei GAS (Gruppi d’Acquisto Solidale) in Sicilia,vogliamo proporre alle associazioni del consumo critico ed a tutte le reti di movimento solidale la campagna “Io non assumo in nero, comprate le patate socialmente eque”; già possiamo fornire alcuni recapiti di aziende che producono patate e che garantiscono l’assunzione in regola dei migranti stagionali ( alcune lo fanno da anni e subiscono una concorrenza sleale dalle altre).
Vogliamo e possiamo dimostrare che si può combattere il lavoro in nero, senza criminalizzare le vittime e con la loro partecipazione individuare chi si arricchisce con la piaga del caporalato e la consolidata rete di complicità. La lezione di civiltà, dataci dai migranti in rivolta contro i poteri criminali a Castelvorturno ed a Rosarno, deve incoraggiare la costruzione di una nuova stagione di lotta per i diritti di tutti i lavoratori, che veda i migranti come protagonisti della costruzione del proprio/nostro futuro, libero dal razzismo e dallo sfruttamento.
Rete Antirazzista Catanese

Savater sull'immigrazione

venerdì 19 marzo 2010

Uno stralcio dell'intervista al filosofo Fernando Savater, pubblicata dall'Espresso in edicola oggi.

Le massicce ondate di immigrati in Europa hanno impaurito una buona parte della popolazione, obbligandoci a mettere in discussione valori e gesti tradizionali...
«L'immigrazione è un fatto umano. La differenza tra gli scimpanzè e gli uomini è che i primi sono divenuti stanziali mentre noi abbiamo cominciato subito a emigrare. L'emigrazione ci ha resi umani: questo processo di adatamento all'ignoto ha fatto dell'uomo quel che è oggi. E in questo mondo in cui è molto più facile sapere quello che accade altrove è inevitabile avere un alto livello di emigrazione per necessità, per motivi politici, per desiderio di miglioramento. Dobbiamo capire come adattare istituzioni che sono troppo chiuse a una situazione che comporta l'ospitalità. L'ospitalità è una delle grandi necessità della nostra epoca. Tutto ciò che mira all'istituzione di caste separate è destinato all'insuccesso. L'Europa è un paese di emigranti, ma ogni volta che cambia secolo ci dimentichiamo che siamo emigranti e crediamo che non abbiamo mai avuto immigrazione. Oggi ci meravigliamo dell'immigrazione africana in Europa, ma tra 100 anni sarà un fatto normale, come ha dimostrato l'elezione di Barack Obama».
Una piccola glossa: speriamo che ciò che dice Savater avvenga prima, molto prima di 100 anni.

una giornata italiana

giovedì 18 marzo 2010

Da un'idea di Riccardo Staglianò, il video "Una giornata italiana" racconta perchè senza gli immigrati saremmo perduti
GUARDA IL VIDEO
Immagini, interviste, schede, domande, luoghi comuni e risposte.
Numeri e voci della presenza dei lavoratori immigrati in Italia.

Per capire uno degli aspetti, quello del lavoro.
Ben sapendo che chi lascia il proprio paese per venire nel nostro è molto più di un lavoratore.

I rifugiati parlano di noi

Accompagnare i rifugiati nel percorso verso l’autonomia prevede formalmente l’attenzione a problemi relativi all’abitazione, all’occupazione, alla sanità, a problemi socio-legali, etc. È evidente però la difficoltà dei migranti forzati di dedicarsi a questioni tanto vitali quanto pratiche se prima non si attuano iniziative volte a rafforzare la presenza nel mondo e a stimolare legami che possano proteggerli e che permettano all’individuo di potersi radicare nel nuovo contesto.
Con questa pubblicazione si raccontano le tante iniziative informali di integrazione e gli approcci sperimentali che si sono messi in atto fino all’ottobre del 2008 nel Centro Enea a Roma, attraverso gli occhi e la voce, la macchina fotografica e la penna degli ospiti. Ciò che è stato realizzato dai ragazzi che hanno scritto e fotografato ha dato vita ad un testo fatto di immagini e parole: le loro.
La pubblicazione si può scaricare cliccando qui.

Il successo del Primo marzo. E il suo futuro

Padre Carlo è stato liberato

La notizia ci arriva da Massimiliano Perna del comitato di Siracusa e, per quanto riguarda me, che scrivo questo post, è la migliore possibile: «Padre Carlo è stato liberato, ero in chiesa quando è successo e ho potuto vederlo subito. E la felicità dei ragazzi è stata indescrivibile. Vi ringrazierà lui per la solidarietà ed il sostegno, ma lo faccio già io per lui. Il peggio è passato». E il diretto interessato, sulla sua pagina FaceBook, scrive: «Stasera è venuta la polizia penitenziaria a notificarmi l'ordine di scarcerazione. Si chiude il primo tempo di una partita tutta da giocare e che voglio giocarmi ! Un profondo grazie a chi mi ha tenuto a galla in giorni davvero tristi. Venerdì alle ore 9,30 ci sarà una conferenza stampa in cui penso di avere qualcosa da dire. Vi abbraccio tutti ! Vi abbraccio forte».
Padre Carlo, per chi non lo sapesse, è il nostro referente di Siracusa, un sacerdote di frontiera, che da vent'anni almeno è impegnato in prima linea nella difesa dei diritti dei migranti, nella convinzione che non può esserci pace senza giustizia e che la condizione del cristiano è in primo luogo quella dell'impegno incondizionato verso gli altri e soprattutto verso i più deboli (il resto è fuffa). Padre Carlo lo scorso 9 febbraio è stato arrestato con accuse piuttosto surreali, tra cui quella di avere organizzato in parrocchia una specie di racket per il rilascio di permessi di soggiorno. Senza passaggio di denaro, però. Come ebbe a scrivere Massimiliano stesso, si sarebbe trattato del primo caso di associazione a delinquere non profit. Comunque, con la storia dell'arresto Carlo si è sfangato la fatica del Primo Marzo. Adesso andremo da lui e lo "inchioderemo" alle sue responsabilità di referente e siamo sicure che ne sarà felice: Siracusa, con la zona di Cassibile (che potrebbe essere la prossima Rosarno) è uno dei punti più caldi d'Italia, uno di quelli dove ha molto senso concentrare il lavoro culturale del Primo Marzo, prima ancora di quello politico.

"Non ci risulta che nel palazzo abiti una persona di colore nero"

mercoledì 17 marzo 2010





“Non ci risulta che nel palazzo abiti una persona di colore nero”… L’agghiacciante cartello affisso in un condominio milanese dice più di mille articoli e trattati dell’abisso razzista in cui sono precipitati questo nostro Paese e anche Milano, la città che ha costruito la sua fortuna di “capitale morale” sull’accoglienza e sull’apertura. E’ difficile anche descrivere l’orrore che fa la normalità piatta di questo pezzo di carta; è impossibile non farsi venire alla mente altri pezzi di carta, quelli con cui alla fine degli anni ‘30 le persone venivano richieste di non entrare nei negozi per via della loro “razza”, versione antica ma non differente dal “colore” di oggi. Come abbiamo potuto consentire che tutto questo succedesse di nuovo, come possiamo non accorgerci che il razzismo è di nuovo qui tra noi, sdoganato da una politica che consente a se stessa, con l’assoluta impunità, di usare parole taglienti come lame. Che ha educato gli italiani a considerare legittima la violenza verbale, anche quella asciutta, di tono burocratico e amministrativo, di questo cartello nazista. Non sono solo le Santanchè e i Calderoli, i Borghezio e le Mussolini che blaterano in televisione. Sono anche quei rispettabili signori deputati e senatori che ti dicono in modo amabile che è questione di proteggere l’italianità, i nostri valori, e di conseguenza votano leggi ignobili come quelle che il Parlamento italiano ha sfornato (il reato di clandestinità, ve lo ricordate?) o impediscono che anche l’Italia affermi principi universali di civiltà in tema di cittadinanza e di rispetto (la legge Sarubbi-Granata è ferma ai box, e la legge contro l’omofobia di Paola Concia sappiamo bene com’è finita). L’omofobia, il razzismo, l’odio, la limitazione dei diritti altrui senza ragionevoli motivi sono diventate la norma, l’abitudine. Si è legittimata la preminenza del più forte, del cittadino di “colore bianco” direbbero in quel condominio, nella logica che la maggioranza vince: vince sulle regole, vince sulle leggi, vince sul buon senso, vince sulla civiltà. E’ il corollario di quindici anni di Berlusconismo, del lavacro del consenso che rende tutto legittimo e inarrestabile, della cura dell’interesse proprio, dell’eliminazione delle regole della civile convivenza basata sulla limitazione della propria libertà lì dove comincia quella degli altri.

(Ivan Scalfarotto)